PRIMA CLASSIFICATA
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Scrivimi che stai bene
Lettera Già sale al
borgo antico un’altra luna, in questa sera dove più non sei. E’ tanto che ti
cerco e aspetto un segno: pace e perdono più non mi appartengono, ed è ferita questa che fa male. Perciò ti prego, Madre (tu che di noi già sai), scrivimi che stai bene, che il filo d’ombra acceso nei tuoi occhi non era che il riverbero del vespro, un guizzo breve e innocuo del tramonto. Scrivi, scrivimi
presto: di te, di pa’, di
voi non so più nulla. Non so se in quell’altrove, che invera un
altro tempo, gentile c’è chi forte vi sostiene e lieve vi dà il braccio ed apre porte a mitigare i transiti segreti. Nessuno qui più
abita le stanze, la vecchia casa sanguina di assenze, arresa e muta grida il suo silenzio. Eppure aspetto trepido, una sera, dalla finestra aperta la tua voce cercare il me bambino perso ai giochi, superbo re dei vicoli e del vento. Ma intanto che
io scrosto palmo a palmo rubini e stelle ai cieli dell’infanzia, dal tempo chiaro e indenne in cui tu vivi prendi una rosa e scrivi, scrivimi che stai bene. |
Il
presente del passato e il presente del futuro sono icasticamente
convocati, nella lirica di |
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SECONDA CLASSIFICATA |
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C’è sempre un’ora C’è sempre un’ora, forse la
sua ombra per il tuo cielo che si scioglie in vento per le mie mani appese alla finestra. C’è sempre
un’ora, forse l’ho sognata, che si decanta nella mia bottiglia alla deriva. E
il mare non ha tempo. E’ un’ora eterna o un attimo
dorato che sparge occhi sulle mie macerie e insemina di sole la tua
forma. Un’ora fatta di quaranta
carte spiegate a schiera sul mio tavolino che ha una gamba zoppa e un chiodo in testa. Un’ora la mia storia un fante ansante sul tetto una regina con il cono e un re con il bastone consumato. C’è sempre un’ora, forse un
grumo d’aria, che si scolora nei tuoi occhi grigi e poi ritorna col pennello in mano. E la mia storia passa. Tra le
dune solo una palma. La mia ora folle ha silenziose grida. La sua eco s’insabbia e muore sopra il tuo orologio. |
La lirica si segnala per la
musicalità e la fluida cadenza degli endecasillabi, che scandiscono il tempo
reale e interiore dell’esperienza esistenziale, resa intensamente e
originalmente attraverso accorgimenti formali, stilistici e retorici estremamente sagaci. Le metafore pregnanti e allusive, gli enjambements
avvolgenti e opportuni, l’uso dominante dei possessivi, gli ossimori audaci,
la presenza di correlativi oggettivi, le impalpabili e struggenti sensazioni, suggerite dalle
sinestesie, significano una tecnica poetica scaltrita ed una notevole
capacità di plasmare la parola, per conferirle brividi ed emozioni. (M. Olmina
D’Arienzo) |
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TERZA CLASSIFICATA |
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Di un pensiero breve Prima che il ramo ai tuoi passi traduca l’età e il sogno, un confine di ulivi stringe a cerchio le foglie dentro i sassi, nell’ora lenta che nasconde al cuore i primi voli dei tordi tra le cime del cielo. Questo ci basta se la parola tace lungo il muro di cinta, un filo d’olio sul pane annerito nella fuga quando i passi e il grido partiranno dalla soglia per un
palpito acceso nella sera. Orma
piegata ai padri e alle semine antiche è la
nostra, la brocca dentro il pozzo, ancora tante
donne che scendono nel fiume. Tra
una pietra e l’altra il cuore pure si colora
di questo infinito silenzio e strappa pezzi di
cielo dalle maree del tempo. Forse
c’è tempo di soffiare un’ultima scintilla
se prendo il pane e lo divido con mia
madre, macerata dalla solitudine profonda
di un pensiero che breve apre le
mani ai colori dell’aia. Si
rubano discorsi attorno al fuoco quando il
vino fa amicizia con la sera mentre
pecore a filare fanno ritorno ai
ciottoli del tufo accoccolati dentro il borgo. Sotto
l’ulivo saraceno torna così il sogno a farsi
vivo all’ombra della luna che come
te muta di nuovo nella notte spingendo
il cuore ai margini del cielo. Benito Galilea - Roma |
Le linee, i colori, le
figure di una terra e di una civiltà, che, per “soffiare un’ultima scintilla”,
reclamano un tempo diverso da quello cronologico, fa rivivere, in una
composizione ampia e modulata, Benito Galilea,
affidandosi a un linguaggio attento e partecipato, mirabilmente in bilico tra
realtà e metafora. (Fabio Dainotti) |
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PREMIATI
CON TARGA Mina Antonelli, Eleonora Baldessari, Vita Linda Barbieri, |
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PREMIATI
CON MEDAGLIA Marilena
Abbatepaolo, Luca Amadessi, Giuseppina Amendola, Giulia Anania, Emanuela Antonini, Anna
Appolloni, |
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