NARRATIVA INEDITA PDF Stampa E-mail


PRIMO PREMIO
                                                                                                                                            
Andrea Bruschi - Travaco' Siccomario (Pavia)
Lontano da Woodstock
Se il mese di agosto aveva l'aroma aspro del fango delle risaie, novembre a Pavia era un mese di crisantemi e nebbia. Non è un mese facile. All'inizio si festeggiano tutti i santi e tutti i morti, poi hai un bel po' di giorni per guardare i crisantemi, icone color pastello della fine della vita, appassire giorno dopo giorno insieme al ricordo di chi ti ha lasciato prima del tempo, come se ognuno di noi avesse una scadenza che puntualmente viene smentita per l'arrivo in anticipo della fine.

Chi ti ha lasciato prima del tempo è normalmente incazzato, e chi è rimasto non può far altro che cambiare le batterie dell'orologio, sperando che l'ultima ora non arrivi mai. O che comunque arrivi puntuale e non prima del tempo.


Poi c'è chi resta imprigionato nel tempo, in una dimensione che non puoi chiamare vita perché soffri come un cane, e non puoi chiamare morte, perché la morte, nonostante tutto, è dolce.
Papà era prigioniero, ammanettato a una malattia dalla quale non riusciva a staccarsi, nel bene e nel male. Soprattutto nel male. All'inizio credevo che la leucemia fosse una cosa subdola, nascosta, che lavora sotto fino all'ultimo. L'idea che la morte fosse annunciata solo alla fine da una emorragia incontrollabile era diventata a suo modo rassicurante, almeno fino a quando erano cominciati i problemi seri.
Inizialmente la terapia aveva avuto i suoi buoni risultati con la regressione quasi completa della malattia. Quasi completa, come il bicchiere mezzo pieno. Pensandoci mi veniva voglia di bere.
[ABSTRACT A CURA DELL'AUTORE]
   
                                                                                                                                            
 
                                                                                                                                            
Magia di una festa incantata tra le montagne del Trentino, di un incontro d’amore casuale, dolcissimo e desiderato, della musica travolgente di Peter Gabriel  e di quel rock che ti prende dall’anima. Magia di una giovinezza intensa e svagata, privilegiata e inconsapevole. Magia tarpata proprio nel momento culminante, in uno strappo mai ricucito, per l’invidia del destino, o forse per lo stacco troppo netto tra il sogno dell’incoscienza e lo scoppio della realtà.
Così il giovane Ricky si trova a combattere una guerra continua, tra la malattia del padre, le difficoltà economiche, le conseguenti complicazioni amorose, la paura “di non essere nessuno”. E sarà un lungo cammino verso la notte.
“Lontano da Woodstock” è un racconto “carico”: di amore e dolore, sogni e delusioni, che esplodono in una successione drammatica di scoperte, disgrazie, colpi di scena, scelte devastanti. Le note stilistiche accompagnano adeguatamente la chiaroscuralità della vicenda: parole, scene e fantasie “a colori” nella fase illusoria del “sogno di Woodstock”, tonalità plumbee e notturne in quella della società che aggredisce e della vita che divora.  Ne deriva un romanzo di contrasti forti e contraddizioni, che non trovano adeguati sbocchi di speranza, come a rappresentare la metafora di un passaggio generazionale dall’agio al disagio. La storia di una gioventù forzatamente dorata ed alla fine denudata anche dei sogni.
Proprio in questo salto tra il personale ed il sociale il lettore diventa amico del romanzo. E ognuno viene costretto a fare i conti con la sua personale Woodstock.     [Franco Bruno Vitolo]

SECONDO  PREMIO

 

Sergio Compagnucci – Grosseto
La rosa di Gerico
FOTO
La giusta luce dell’alba, con dominante rosa. Sul ponte, un barbone. Il giovane fotografo inserisce la funzione dello scatto continuo, click click click. Una coppia lascia al vecchio una moneta  (vi è inciso malamente un sole che pare una luna), poi si ferma al parapetto e lui aiuta la compagna a salirvi: “lei sale, rimane per un istante dritta in alto stagliandosi nel cielo, quello dopo, si tuffa nel vuoto; lui mette un piede sulla ringhiera, e repentino la segue”. Questo, il primo incipit, e scusate se è poco (narrativamente, certo). Siamo trascinati di botto nel cuore del romanzo, lasciandoci alle spalle la calviniana molteplicità dei possibili, che Compagnucci allontana da sé “in modo da isolare e rendere raccontabile la singola storia che ha deciso di raccontare”.
Il secondo incipit ci porta in media res. (che, per buona parte del racconto farà prevalere la figura retorico-geometrica delle rette parallele)  Aula di tribunale. Tra gli altri, il giudice Corrado Laganà. Un processo disturbante: la violenza sessuale su una giovanissima (straniera). Dettagli pleonastici e malinconici. “Signorina, quando andava da sola a casa dello…questi…le faceva qualcosa che lei non avrebbe voluto?...lui era nudo, si era spogliato? E lei era vestita? E poi…” .
Mezzani un maresciallo ed una non più giovane assistente sociale, le storie si intrecceranno, nello srotolarsi del racconto che avvince, procedendo per capitoli e date: è la tecnica di Dos Passos (Manhattan Transfer), se guardiamo alla prima metà del XX, di Pratolini (Metello), per la seconda, e poi divenuta appannaggio del grande noir per le lettere (Cornwell, per dire a caso) e del melò filmico (da Lelouch a Gonzalez Inarritu).
Narrative story tale. Per esso, l’autore sceglie di avvalersi di fasi distinte in cui presente e passato, realtà e memoria si avvicendano, in un riuscito gioco ad incastro: un raffinato procedimento letterario che solleva in cielo complessità intime e lavorìo psicologico.   [Francesco G. Forte]
TERZO  PREMIO

Anna Maria Barberis -Torino
Cosi' semplice cosi' difficile
Degna di figurare a pieno titolo nel robusto filone della narrativa memoriale, l’opera di Anna Maria Barberis si fa apprezzare per la freschezza delle descrizioni,  con cui la narratrice riesce a trasfigurare una realtà  misera e apparentemente insignificante, conferendole un’aura fiabesca, soprattutto nella prima parte. Del passato sono altresì isolati e trascelti i momenti piu’ significativi, che si configurano nella visione retrospettiva dell’io narrante come altrettante tappe del percorso di formazione, che porta una giovane donna a liberarsi da ogni dipendenza per divenire infine affatto autonoma e padrona del proprio destino, in pagine attraversate da una insopprimibile energia e da una contagiosa joie de vivre.  [Fabio Dainotti]

PREMIATI CON TARGA   
Fabrizio Evangelista, Simone Falorni.
                                                                                    
PREMIATI CON MEDAGLIA
Pietro Caporossi, Raffaello Fontanella, Fiorella Franchini, Dario Ghiringhelli, Daniela Iannone, Mariarosaria Senatore, Pietro Solimeno.