NARRATIVA EDITA PDF Stampa E-mail

PRIMO PREMIO

Angelo Vetturini – Riolo Terme (Ravenna)
AURORA CONSURGENS
La Mandragora Editrice – 2009  € 20.00
Moriva il giorno con lui. Così indicava la stella della sera baluginante di guizzi agli occhi stanchi, roventi, ottenebrati di pianto e di languore. Lo feriva a brevissimi intervalli. O forse interminabili, chissà. Ricorrenti, comunque. Durante i quali una sequenza di affreschi gli scorreva dinanzi talora in un baleno, talora a rilento, ravvivando un residuo di tensione che impediva alle palpebre di chiudersi e alle membra di cedere.

 

PRIMO PREMIO

 

Angelo Vetturini – Riolo Terme (Ravenna)
AURORA CONSURGENS
La Mandragora Editrice – 2009  € 20.00
Moriva il giorno con lui. Così indicava la stella della sera baluginante di guizzi agli occhi stanchi, roventi, ottenebrati di pianto e di languore. Lo feriva a brevissimi intervalli. O forse interminabili, chissà. Ricorrenti, comunque. Durante i quali una sequenza di affreschi gli scorreva dinanzi talora in un baleno, talora a rilento, ravvivando un residuo di tensione che impediva alle palpebre di chiudersi e alle membra di cedere.
Perché l’ambiente ruotava senza posa. Era uno spazio tondo a cielo aperto in cui era stato adagiato – nel mezzo, gli sembrava – su qualcosa di freddo e inospitale, e che muovendo in senso opposto al declinare del sole gli rubava allo sguardo un’imponente finestra a sesto acuto disegnata da bianche nervature, un vuoto che tornava e ritornava all’inizio o alla fine della fascia di affreschi per rivelargli una stella di più e un buon auspicio di meno con il fatale calare della notte – oppure era il giaciglio che ruotava nella vana ricerca dell’oriente…
… et lux perpetua luceat…
Più lievi di un fruscio quelle parole giungevano al suo orecchio, biascicate a singhiozzi da un’ombra accovacciata o genuflessa lì accanto; ne percepiva i sussulti sommessi, gli accenni di rifiuto del capo reclinato sul petto, le mani ossute strette tremolanti che a tratti lo sfioravano imprimendogli una scossa sottile.
Il dolore non era persistente. Ma fitte lancinanti gli straziavano le carni in sincronia con i guizzi della stella, quasi spade e coltelli si accanissero a ferirlo di lassù ogni qual volta la finestra passava. Era accaduto tutto così in fretta: il soffio della freccia, la fitta nel dorso, lo scarto del cavallo, l’azzurro tra i rami delle querce mentre  si contorceva sulle foglie appassite, e i bagliori delle lame, l’impotenza, il deliquio... E di nuovo gli affreschi. Ma con moto lentissimo, al momento, quasi per farsi cogliere, studiare, e lasciar trasparire sfumature sfuggite, messaggi trascurati che tornavano inattesi su di lui in una sorta di ebbrezza cosciente.
O disegni segreti, mio signore. Anche se nelle vostre condizioni vi sarà faticoso percepirli. Quell’ombra nera, intanto, che presso il vostro sangue ora si strugge, è cosciente della sua colpevolezza e paventa la collera di Dio...
… quantus tremor est futurus…
Lasciamo quindi che continui a pregare. E pregate anche voi: ve lo consiglio. Quanto a me, poiché dalle radici di quest’albero irradiato verso il mondo mi è concesso vegliare su di voi, restarvi accanto nell’ora del trapasso, farò sì che intendiate finalmente la verità che agli occhi vi si svela. Ciò vi conforterà, oso sperare, ma non vi salverà. Al castello difatti nessuno può allarmarsi, poiché i vostri assassini hanno acceso il gran fuoco di ogni sera che vi segnala in ottima salute. Non vi resta che un giro di clessidra, in sostanza – di minuta clessidra –, e farete ritorno al Creatore percorrendo i sentieri lungo i rami dell’albero terreno che sale fin quassù. Il mio alitare, dunque, aprendovi la mente, vi disporrà a seguirmi nel castello celeste. Venite, mio signore, vi conduco per mano.
Ma non era soltanto un alitare, la voce silenziosa. S’infiltrava nei meandri del cervello guidata da una spia iridescente, da un occhio penetrante che scrutava gli affreschi assistendo la vista indebolita. Provò a tendere un braccio… rinunciò. Parve allora che la stella guizzante d’occidente e le altre pallide stelle della sera sfuggissero al suo sguardo slittandogli lievissime di lato, e che la prima scena degli affreschi non solo rallentasse fino quasi a fermarsi ma si ampliasse pian piano a dismisura e i suoi contorni si mettessero a fuoco per definire un ambiente familiare.
[ABSTRACT A CURA DELL'AUTORE]

 

Sin dalle prime parole dell’incipit il racconto si rivela coinvolgente e il lettore si sente sedotto e attratto nel gioco sottile ed intrigante della trama narrativa. Nell’ambiente medievale, ambiguo ed inquietante, l’autore cala una storia particolare, che ha del giallo e dello psicologico, che attinge insieme alla dimensione reale e a quella surreale ed onirica; la narrazione si carica di simboli e significati, che rimandano al mistero della vita e della morte, del bene e del male, nella loro continua, tragica dicotomia. Il tutto è affidato ad uno stile formalmente lineare, tecnicamente scaltrito, senz’altro controllato e accattivante. [Maria Olmina D’Arienzo]

SECONDO PREMIO

Sandro Manoni -  Venezia Lido
L'ISOLA DELLE LUSINGHE
Casa Editrice: Gruppo Albatros Il Filo
Anno: 2007
Pagine: 342 Prezzo: € 18,50
lisoladellelusingheSandro Manoni con L’isola delle lusinghe ha saputo confezionare un’opera che arieggia per alcuni rispetti certi romanzi fluviali del Novecento, mettendo in scena una sorta di saga familiare in un’epoca
di profonde trasformazioni, della quale vengono fornite le coordinate storico-sociali (gli anni del boom economico, in Sardegna). La sua prosa analitica, che si distende a volte in un periodare di ampio respiro, si rivela un potente scandaglio in grado di mettere in luce le motivazioni dell’agire umano con riferimento ad una vera e propria galleria di personaggi, dei quali viene delineata nelle varie sfaccettature la complessa personalità, sondata nelle  più  riposte pieghe dell’animo. Accanto a questi  si muove una folla di figurine (“il cozzaro nero “, il “ segaligno consigliere”), abbozzate con la tecnica espressionistica dello scorcio e della deformazione grottesca. Non mancano scene di cupa grandezza, come quella che descrive il conciliabolo notturno dei tre professionisti, esponenti della nuova generazione, che decidono di accantonare i loro ideali giovanili e venire a patti con la  coscienza
in un brutto affare di speculazione edilizia.  I fili della narrazione sono abilmente mossi da un narratore onnisciente, il cui atteggiamento giudicante traspare anche dalla sapiente aggettivazione. Gli strumenti linguistici si adattano alle varie occasioni narrative. Di volta in volta paludata, solenne, riflessiva, mossa, la lingua dello scrittore sa anche in taluni casi ricalcare mimeticamente la sintassi degli isolani, per caratterizzare i diversi interlocutori in una sorta di crocevia linguistico.   [Fabio Dainotti]

 

 

 

TERZO  PREMIO  ex-aequo

Compagnia letteraria  “Colonne d’Ercole”
Sputi. Storie di disprezzo
2008, 240 p., Bacchilega Editore  (collana I romanzi) € 13,00
sputi Come l’ira e la vendetta, come la derisione e l’invidia, anche il disprezzo nella visione di Spinoza appariva schelms, cattivo (e non poco), poiché generato dall’odio. In seguito, e per fortuna, un medico viennese ha messo le cose a posto, assegnando ad ogni sentimento dignità e complessità proprie. Della categoria in sottotitolo si (pre) occupano gli autori dei venti racconti di Sputi. Storie di disprezzo. Entro i quali, placido o vorticoso, tra frequenti rapide o sotterraneo, corre il fiume di questo malpensiero, trasgressore di norme, straziatore di ogni scopo morale, traditore dell’appartenenza.
Gli scrittori sono una dozzina, riuniti in sigla,Colonne d’Ercole, che si autonomina piccola société littéraire, dove ogni affiliés rappresenta la faccia di un poliedro che racchiude dentro di sé “un mondo personale e diverso, che però si fonde nel nucleo pulsante di un unico cuore profondo”. Il volume, in effetti, è testimonianza doppia: delle spiccate, individuali sensibilità e di un comune percorso (di letture?).
Agevolate molto da ben combinati accostamenti e da struttura tale da togliere assai spesso il fastidio del distacco [il testimone viaggia come in un’armoniosa  quattropercento], le storie raccontate – siano protagonisti gli ultimi o i capintesta – annotano condizioni di disagio, in totale assenza di moralismo e sentenziosità. 
Dal semplice arricciamento del naso all’extreme dello sputo, la gamma del disprezzo c’è tutta. In vario stile, certo. Ma, restino segrete, serbate solo a chi legge, i casi (qui, frequenti) di scrittura eccellente. Come è nello spirito delle Colonne.  [Francesco G. Forte]

 

 

 

 

 

 Paolo Maccioni  - Quartu Sant’Elena (Cagliari)
INCENDIO NELLA CATTEDRALE
ed. FRILLI EDITORI  2009    pp. 356     12.00 €
 

incendio nella cattedraleRomanzo appassionante e coinvolgente fin dalle primissime scene, gravide di una violenza che ci proietta subito negli inferni dell’emarginazione metropolitana, nelle contraddizioni della multiculturalità, nel mondo degli immigrati pullulante di tutto, nelle tensioni epocali tra il mondo occidentale e quello islamico.
Un thriller sociale, quindi, ad alto tasso di coinvolgimento emotivo, raccontato, soprattutto nella prima parte, con emozionante chiarezza affabulatoria ed una efficace successione di scene a ritmo cinematografico. Ma, come si conviene ad un giallo di classe, il romanzo, pur se con qualche veniale caduta nello stereotipo ad effetto, razziale o religioso,  è anche un piccolo affresco di personaggi ed ambienti, nella cornice di una Torino che non è più la vecchia signora elegante di una volta ma un coacervo turbolento di razze e culture che fatica a trasformarsi in incontro. Le storie individuali evidenziano interiorità vive e dolenti, agitate e spiccate, pur in un turbinio di contraddizioni. Alla fine emerge la possibilità dell’individuo di superare anche le gabbie del fanatismo e della repressione psicologica o gli inganni della società dell’immagine o le attrazioni della ricchezza e del potere. Ed è questo il messaggio che rimane  e ci fa partire con i due protagonisti nel viaggio dell’evasione, o della non impossibile realizzazione di un sogno.  [Franco Bruno Vitolo]

 

 

PREMIATI CON TARGA   
Giorgio Albonico, Lilia Amadio, Manuela Barzacchini, Fabrizio Biuzzi,  Alessandro Boccignone, Raffaella Brignetti, Antonio Carosella, Mariadonata Ciceri, Pia Cilli Tosti, Francesco Danti, Alessandra Delogu, Ignazio Delogu,  Antonello Di Pinto, Simona Dolce, Luca Ducceschi, Fausto Foglia, Oscar Fois, Eleonora Fossile, Roberto Genovese, Mariagrazia Giuliani, Maddalena Lonati, Giuseppe Perrotta, Simona Pesciaioli, Ines Flavia Rubino, Alessandra Santini, Gianfranco Spinazzi, Anna Maria Torriglia, Letizia Triches.

PREMIATI CON MEDAGLIA
Emanuela Antonini, Luciana Baruzzi, Antonia Belvedere, Antonio Berardi, Marco Bottoni, Roberta Brunelli, Castrenze Calandra, Giuseppe Calocero, Vittorio Casali, Alma Chiment, Giovanni Coglitore, Silvia De Blasis, Damerino Del Pistoia, Maricla Di Dio, Nicola Di Paolo, Maria Stefania Dutto, Henry Einsing, Finizzi, Pierfrancesco Forti, Gunter Fracassi, Lucia Freda, Sandro Renato Garau, Emilio Guardavilla, Adalgisa Licastro, Silvio Madonna, Gabriele Marra, Antonella Mazzola, Mila Milanesi, Francesco Olimpico, Francesca Papa, Tiziana Patronelli, Tarcisio Pellegatta, Annapaola Prestia, Marisa Provenzano, Annunziata Scarponi, Piero Teppati, Dianora Tinti, Mario Tonini Bossi, Maria Grazia Vacchina, Antonietta Vargiu, Marina Venturi, Gianni Vesentini, Luca Vicari.