POESIE IN LINGUA ITALIANA PDF Stampa E-mail

 


PRIMA CLASSIFICATA

 

Io sono rimasto a queste calli
Sono finite le strade del tempo
ragazzo – un lume appena di memoria
che si spegne – quando avevo negli occhi
lo stupore dei libri e le notti tutte da inventare
e molte carte e parole e giorni lunghi da sprecare.
Imparavo l’amore allora a poco a poco,
sognavo quel dolce fuoco, i baci e le promesse
di una vita da correre alla luce
del suo viso sorridente di ragazza. E furono ore
di sole alto davvero, di lunghi
sguardi oltre il cancello delle ciglia,
conobbi l’abbraccio di due anime
accanto. Più tardi ho saputo il suo strazio.

Gli altri sono andati, hanno fatto figli
un po’ per amore un po’ perché si fanno,
qualcuno è caduto nell’orrore delle pistole
giustiziere, degli aghi nelle vene.
Di tanti - oggi – ricordo appena il nome.

E il cielo si chiude, si fa nero, il breve
gioco delle nuvole in viaggio
adesso stringe in gola.

Io sono rimasto a quest’acqua verdastra
di laguna, ai suoi giochi eterni
di di riflessi che dissolvono palazzi
in un brusìo di coriandoli impazziti.
Sono rimasto a questi muri scrostati
da un’aria di sale che, giorno per giorno,
li sfarina, a queste calli che so a memoria
e ripetono i miei passi su se stessi
nell’assurdo girotondo che per celia
noi diciamo storia.

Con un fragore muto d’anni senza volto
alle mie spalle e, in fondo,
la sirena spalancata nel fumo
di Marghera,
continuare
è questa, dunque,
la mia,
la nostra pena.
Francesco Sassetto  - Venezia

Una considerazione gnomica sul tempo e sulla memoria dà l’avvio all’amarcord che riguarda il passato, significato da espressioni metaforiche incisive e personalissime, splendide nella loro originalità: “il lume di memoria che si spegne”, lo stupore dei libri, la “luce del viso sorridente di ragazza”, il cancello delle ciglia. Poi il passaggio al presente si fa straziante e la climax emotiva trova il culmine “nell’orrore delle pistole/ giustiziere, degli aghi nelle vene”. Molti non ci sono più, di altri resta solo il nome come pallido ricordo e, nel nero del cielo, solcato dal breve gioco delle nuvole, il poeta àncora la sua esistenza alla sua terra, evocata attraverso notazioni, che si segnalano per la suggestione che le accompagna: l’acqua verdastra di laguna, con i suoi giochi eterni di riflessi, i palazzi, i coriandoli impazziti nel loro straordinario brusio, i muri scrostati da un’aria di sale, le calli, conosciute a memoria. E, nonostante la struggente consapevolezza dell’assurdo girotondo che è la vita, col fragore muto degli anni (bellissimo l’ossimoro) alle spalle e “la sirena spalancata nel fumo/ di Marghera” in fondo, per tutti resta l’imperativo categorico o, se si vuole, la condanna di continuare ad essere nella storia, per penosa e angosciante che sia. [Maria Olmina D’Arienzo]

 

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SECONDA CLASSIFICATA

 

 

L’ultimo canto
a mia Madre

Voi l’avete vista camminare come in trappola,
misurare la lunghezza della propria inquietudine
navigando vie senza timone né rosa dei venti.
Aveva scarpe diseguali
e una giacca di lana sulla sottoveste,
cantava reclinata sul tempo contratto,
sospesa sull’inferno che le torceva il respiro
in lamenti privi di intenzioni,
cantava la sua storia confusa con lievità inattesa
fra le onde di un umido libeccio
che la schiantava.

Madre lontana,
madre sfuggita al mio pianto in un assaggio d’alba
che ha leccato il buio con violenza!
Biacca malleabile e perlacea
impastava fili di brina sulla terra,
e lì hai sostato,
sorpresa da inconsapevole stanchezza.
Ora manchi all’appello,
viaggiatrice segreta del mio sangue,
e non è il gioco del farsi rincorrere
o un negarsi per dispetto,
ma canto impigliato nel corso del destino.
E’ tempo di riconciliare il tuo corpo perduto
col lievito del fiato,
viatico che adesso ti consegno
come se fosse vita.

(Dalla raccolta “Katana e altre poesie”) 
Anna Ciufo - Pellezzano  (Salerno)

 

 

Un ultimo canto, dedicato alla madre, in due tempi, sottolineati anche dall’alternanza dei caratteri, il corsivo e il normale. Il ricordo della madre, vittima dell’Alzheimer, ma incredibilmente non doma nel “misurare la lunghezza della propria inquietudine/ navigando vie senza timone né rosa dei venti” e nel cantare la sua storia, pur confusa, “con levità inattesa/ fra le onde di un umido libeccio”, è struggimento intenso e forte rimpianto. L’amore filiale si fa poesia, carica di emozione e di sentimento, e la madre, che nel primo tempo camminava come in trappola, nel secondo diventa “viaggiatrice segreta del sangue” della poetessa, che per lei conia espressioni bellissime e utilizza una parola che non dice semplicemente, ma è, si fa essa stessa cosa, sostanza, intrisa di pianto, quel pianto cui la persona amata è “sfuggita… in un assaggio d’alba/che ha leccato il buio con violenza”. La scelta dei termini è sagace e accuratissima, nulla è lasciato al caso, ma tutto è calibrato, vagliato attentamente dalla mente e dal cuore, perché incida profondamente nella mente e nel cuore di coloro che si accostano ad un modo poetico personale e inconfondibile, qual è quello di Anna Ciufo.  [Maria Olmina D’Arienzo]

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TERZA CLASSIFICATA ex-aequo

 

 

Tu  

Volevo comprare un cane
per avere un po’ di compagnia
poi sei arrivato tu
e il cane non lo voglio più.
Volevo andare a Malibù
per vedere il mare blu
poi sei arrivato tu
e il mare di Rimini è sempre più blu.
Volevo cambiare lavoro
perché non rendevo più
poi sei arrivato tu
e sono la più brava della tribù.
Volevo cambiare arredamento
perché non mi piaceva più
poi sei arrivato tu
e mi piace sempre più.
Volevo cambiare il guardaroba
perché era fuori moda
poi sei arrivato tu
e sono sempre nuda.
Ora sei qui di fronte a me
stai sorseggiando il tuo caffè.

ti tendo una mano
ti dico:
“Non potrei più vivere senza di te!
Io ti amo”.
Tu ti alzi
stringi le spalle
ti tocchi le palle
ti giri
te ne vai piano piano
e mi saluti con una mano.

Ivana Brigliadori - Bologna
(Dalla raccolta di poesie  “Letras de tango”) 

 

All’interno di quella vera e propria “odissea di pitocchi” che è la sua raccolta Letras de tango, Ivana Brigliadori  sa rappresentare con ironia non solo l’esperienza dell’amore, unico talismano  in grado di colmare il grigiore della solitudine, ma anche l’angoscia di amare e non essere amati, utilizzando, in un susseguirsi di versi sincopati a  rima baciata, il turpiloquio e lo sberleffo, ma come profonda esigenza di pulizia morale e richiesta d’altro.  [Fabio Dainotti]

 

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TERZA CLASSIFICATA ex-aequo

 

So d’un poeta
So d’un poeta ch rovista il cuore,
fruga il silenzio delle antiche veglie,
si stende al tuo respiro, inventa lune
come mirtilli al vento delle mani.
Ti somiglia il suo passo, il suo bisbiglio.

Tu non negargli l’urlo di parole.
Afferra gli universi del suo credere,
le spighe del suo canto, quella pagina
che non è scritta ancora ma già trema.
Ha le ferite della terra in pugno,
il sangue che non muta.

                                        E ti confonde
a volte e a volte è lama alla coscienza,
onda che sbatte sulle tue ossessioni.

So d’un poeta che non ha più voce,
pure lo ascolti sussurrarti piano
nella camera in ombra, quando tace
l’anima fra le crepe del dolore
e anche i tuoi silenzi hanno più gridi.

Giovanni Caso -  Siano (Salerno)
(Dalla raccolta di poesie  “Se per poco mi ascolti”) 

 

 

Il poeta è un uomo che entra nel cuore per operare, per vivere, per cercare, per amare la vita. Nei versi del Caso emerge il silenzio di ore trascorse, urla la parola con tono sommesso. Soffre la sua penna, trema la sua anima in matrimonio col dolore: un dolore tenero ma forte, un dolore che fuoriesce dal respiro, un dolore che trabocca raggiungendo la coscienza di lettori che camminano vagando nell'aria gonfia di ferite umane. Pur tuttavia la vox del poeta è sempre urlante, ma con un silenzio in sottofondo. [Annamaria Apicella]

 

 

PREMIATI CON TARGA

Marco Amendolara, Mina Antonelli, Giuliano Cardellini, Lorenzo Cerciello, Rosalia Colella, Cinzia Corneli, Maurizio D'Armi, Rosanna Di Iorio, Melina Gennuso, Armando Giorgi, Domenico Luiso, Lorenzo Piantini, Paolo Polvani, Gianni Rescigno, Mario Stanziano, Umberto Vicaretti.

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PREMIATI CON MEDAGLIA
Simona Acanfora, Raffaella Alladio, Emanuela Antonini, Domenico Apicella, Angela Aprile, Giuseppe Armenante, Vincenza Armino, Elena Auddino, Alberto Averini, Elisa Bassi, Giorgio Bellanca, Liana Bonuccelli Caputo, Fabiano Braccini, Giovanna Businello, Castrenze Calandra, Gaetano Camarda, Anna Maria Cardillo, Ida Cecchi, Stefano Cervini, Mariangela Chiesa Cantarelli, Elena Lucia Chigiotti, Paolo Ciarpaglini, Palma Civello, Monica Cocciardo, Mattia Conti, Italo Corti, Germano Costa, Giovambattista Croce, Carmela Crosazzo, Carla D'Alessandro, Giuseppe D'Alessio, Chiara D'Amato, Antonio Damiano, Ernesto Di Biagio, Roberta Di Lallo, Lucia Di Monaco, Colomba Di Pasquale, Rodolfo Di Rosa, Umberto Druschovic, Gabriele Eandi, Franco Fiorini, Cristina Formica, Annarita Fossa, Anna Gigantino, Emilia Iannone, Silvia Anna Lantero, Andrea Lazzara, Antonio Lonardo, Costantino Loprete, Jessica Malfatto, Nicola Marasciulo, Liliana Marchi, Fulvia Marconi, Andrea Mariotti, Daniele Mastellone, Chiara Matraxia, Rinaldo Mazzetti, Emma Mazzuca, Roberto Mestrone, Riccardo Minissi, Salvatore Monaco, Maurizio Orsi, Anna Maria Osteo, Maria Piera Pacione, Gilberto Palmacci, Rita Palopoli, Giovanni Panarese, Gabriele Panfili, Pasqualina Liliana Peduto, Stefania Perelli, Giacomo Peroni, Bernardino Perrone, Gaetano Piccolella, Costanza Piermartini, Pinella Pistis, Federica Proietti , Marisa Provenzano, Manuel Puccetti, Fedel Franco Quasimodo, Giancarlo Remorini, Antonella Rizzo, Pierfrancesco Roccato, Giuseppe Romano, Luca Romano, Paola Russo, Benito Santangelo, Antonio Scarpone, Santina Senatore, Gennaro Sica, Giovanni A.Z. Siniscalco, Maria Rosaria Sorrentini, Maria Stimpfl, Antonietta Tafuri, Vinia Tanchis, Stefano Tomassetti, Laura Tonelli, Alfredo Torreggiani, Anna Torregrossa, Davide Vaccino, Gerardo Valvano, Marco Vinci, Pasquale Vinciguerra, Michela Zanarella.

 

 

 

 

 


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