POESIA IN LINGUA ITALIANA Stampa

 


A- POESIA IN LINGUA ITALIANA
Prima classificata
Non so se adesso il giorno abbia memorie
Non so se adesso il giorno abbia memorie
né se la notte porti altre chimere
(fiori di loto e lune tramontate  
calarono sipari d’ombre e fumo
muri alzarono contro l’orizzonte).
 
Non hanno sogni i vecchi né più fuochi.
Non rammentano voli e più non sanno
se fu il verde dei monti o il blu del mare
a sciogliere i tramonti in fondo agli occhi
se furono le allodole o i gabbiani
a volare sul filo delle aurore
(e le mani che strinsero tremanti
ragazze dalle labbra d’albicocca
le levigò la gomena agli approdi
oppure il grano e l’uva delle vigne?).
 
Fu lungo il giorno
dura la fatica.
Quanti rosai si arresero agli autunni
quanti sorrisi consumò il dolore!
Ora è già sera e i vecchi
il passo incerto
risalgono la china delle stelle
e annotano le rotte della luna.
E noi che non sappiamo più volare
noi che perduto abbiamo tenerezze
assenti e indifferenti li lasciamo
randagi e soli ai margini del cuore.
 
Ma i vecchi hanno alla fonda barche azzurre
e tessono segretamente vele
da issare al vento verso un’altra riva.
  Umberto Vicaretti – Luci dei Marsi (AQ)
   

 

 

 

 

 

 

 

 

Scandita sui ritmi e sugli accordi della migliore poesia novecentesca, di cui utilizza con sapiente “riuso” alcuni stilemi,  la lirica di Umberto Vicaretti si dispone come una calibrata interrogazione su una realtà (quella dell’emarginazione degli anziani), che il poeta lascia in una vaga indeterminatezza, oscillando tra sogni e fuochi negati  e chimere portate dalla notte,  tra “verde dei monti e blu del mare”, per sciogliere il dilemma soltanto nel trasognato finale in favore di una distesa equorea, fortemente connotata in senso simbolico,  su cui sarà ai vecchi possibile issare “le vele al vento verso un’altra riva”.
 

Seconda classificata
La tua strada    Ad Adriano
E così te ne andrai per l’ampia strada
e il padre si scolora
al tuo giorno di luce.
Non hai più scelte ch’io ti riproponga
come quando la mano raccoglievo
piccola nella mia, quando avvertivo
quant’ansia avessi a diventare grande
in quella corsa che precede il vento.
Tu te ne vai nel giorno. Al guado
io ti sorrido. Intanto
si stinge nel crepuscolo la vita
dove a sera si scioglie la tristezza
e il canto della notte ampio riporta
le molte voci che lasciai sospese.
E già il silenzio incombe alla parola,
nella polvere d’aria alto si leva
dolce il coro del nulla.
E verrà il tempo, figlio, che la mano
grande sarà all’accogliere la mia
muta pallida esangue
nell’ora incerta del mio guado, quando
l’occhio trema alla stella.
Quando anche l’alba ha una tristezza antica.
   Alberto Averini - Roma  

 

 

Composizione poetica carica di spiritualità nella rappresentazione del rapporto tra padre e figlio. Tutto il legame affettivo viene colto e sintetizzato nel momento del distacco, quando il presente si fa crocevia di un passato che si chiude con il suo bagaglio di affetti e si scioglie in un futuro aperto alla luce, in un’atmosfera vaga e incerta, densa di una sottile malinconia e allo stesso tempo di una religiosa positività, che forse trova l’espressione più significativa nei due versi che chiudono la seconda strofa: nella polvere d’aria alto si leva/ dolce il ricordo del nulla.
Il ritmo lieve e armonioso dei versi è il naturale sigillo di un timbro poetico delicato e profondo.

Terza classificata
Giocatrici d’astragali
Noi giocatrici d’astragali abbiamo prestato
corpi alla luna e cullato per lei embrioni
di uomini e donne alla luce dei suoi pleniluni
Forgiammo nel silenzio di notti illuni
cellula dopo cellula, muscoli e scheletri
e poi mani e piedi per poter rischiarare
il mondo con gli occhi dei nostri figli
Dalle nostre madri imparammo le nenie
e alfabeti di riti e sintassi di gesti
e impastammo farina e sale e lievito
e acqua per i nostri figli.
Ma altri lidi e porti sempre più distanti
dai nostri scogli ha raggiunto chi, sangue
del nostro sangue, ha fatto bottino di umori
e linfe dei nostri corpi e spiegate le vele
è salpato da solo per il suo viaggio.
E noi impenitenti giocatrici d’astragali,
rimaste a riva a guardare, freddo il grembo
e vuote le braccia, torneremo alla prossima
giocata a intrecciare giunchiglie e ad adornare
di ramoscelli di mirto i nostri letti per gli inattesi
approdi e le scontate partenze dei nostri amori
Sapremo strappare dal cielo sipari di tramonti
e arabescare incensi e mirra per nuovi amplessi
e gettare miele sull’aloe amara dell’ultimo tradimento.
E ad ogni nuova gettata d’astragali ci sembrerà
più lieve la ruga che scava il viso
e turgidi i seni già svuotati dai figli
e nuova la pelle avvizzita dagli anni
Illuse giocatrici riusciremo a credere ancora
all’inganno di voce maschile che tornerà
suadente a intonare alla luna ruffiana d’agosto
gli antichi madrigali della nostra giovinezza.
Carmen De Mola – Polignano a mare (BA)

 

C’è in questo canto l’epopea lirica della donna quale strumento della sorte e nello stesso tempo protagonista dei destini delle generazioni umane, poiché nel suo seno germinano gli embrioni/ di uomini e donne.Infatti noi donne, dice la poetessa, Forgiammo…/ cellula dopo cellula, muscoli e scheletri/ e poi mani e piedi per poter rischiarare/ il mondo con gli occhi dei nostri figli; da noi donne, attraverso i nostri figli, sangue/ del nostro sangue…hanno avuto e hanno origine tutte le sorti dell’umanità, tutte le partenze, tutti i viaggi; dai nostri nuovi amori sono derivate altre vicende di illusioni, di inganni o di tradimenti, di quanto, sotto lo sguardo  della luna, può nascere dal vigore e dalla freschezza della giovinezza.
Il linguaggio, il periodare, l’onda ritmica dei versi, conferiscono alla composizione un inequivocabile profumo di classicità, che rafforza e consolida il senso di una realtà che appartiene alla vicenda umana di ogni tempo.  

Premiati con targa
Mina Antonelli, Rosalba Anzalone, Maria Aronica, Pierubaldo Bartolucci, Luigi Buonaiuto, Pina Caria, Giovanni Caso, Cinzia Corneli, Monique de Buysscher, Alfredo Di Marco, Alberto Ferrari, Franco Fiorini, Emilia Fragomeni, Alberto Gatti, Anna Gigantino, GiovanBattista Leone, Gabriella Manzini, Senzio Mazza, Rita Minniti, Elena Mossuto Attanasio, Giuseppe Nittolo,  Carlo Olivari, Gerarda Pisaturo, Patrizia Rigoni, Paolo Sangiovanni, Vinia Tanchis, Mario Aldo Toscano, Roberto Veracini.  


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Premiati con medaglia
Francesco Albanese, Armando Annunziata, Andrea Armonico, Giuseppina Attolico, Arturo Avellino, Ettore Avellino, Maria Angela Bedini, Anna Bifolchetti, Liana Bonuccelli Caputo, Anna Brunetti, Giuseppe Bruno, Gaetano Camarda, Marialuisa Campo, Marina Canal, Maria Caravaggio, Anna Cardelli Marena, Giuliano Cardellini, Ciro Carfora, Giovanni Carioti, Franco Carlis, Rosario Castronuovo, Pietro Catalano,   Elena Cipriani Mazzantini, Lucrezia Colacicco, Adriana Comollo, Carmela Crosazzo, Raffaele D'Antuono, Vincenzo De Crecchio, Nicoletta Di Cecio, Domenico Di Lonardo, Luigi Di Prisco, Ivan Fedeli, Carmela Gennuso, Pasquale Giannatempo, Ostilio Giglio, Giuseppe Giorgi, Minos Gori, Luigi Grilli, Giuseppe Gucciardino, Marcello Guerrieri, Pasquale La Torre, Vincenzo Leopoldo, Antonio Maggio, Carmine Maggio, Silvana Manzalini, Katia Marionni, Giovanni Mazzotta, Emilia Merenda, Annalisa Michelangeli, Eros Mocellini, Salvatore Monaco, Carlo Monteleone, Alessandro Morino, Enrica Paola Musio, Valeria Nastri, Luigi Navarra, Giovannino Nieddu, Angelo Orlando, Gilberto Palmacci, Giovanni Panarese, Gabriele Panfili, Mara Penso, Giovanni Pisapia, Pinella Pistis, Stefania Sabrina Rifici, Mita Riotto, Pierfrancesco Roccato, Giuseppe Romano, Piergiorgio Rota, Calogero Sabia, Teresa Scialpi, Maria Rita Scollica, Antonio Semprini, Graziano Sia, Elena Simionato, Rosanna Spina, Maria Stimpfl, Alfredo Torreggiani, Davide Vaccino, Carmine Valente, Gerardo Valvano, Maria Luisa Vanacore, Pasquale Vinciguerra.

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